In città ad accoglierci, probabilmente come di routine abbiamo lo sceriffo pronto ad aggiornarsi sui nuovi arrivati, o perlomeno notificare a questi ultimi che la legge c'è ed ha il suo volto.
Infatti appena scaricato lo speleologo incosciente, i tre visi pallidi della compagnia vengono interrogati dallo sceriffo con domande cui però non sembra importargli troppo delle risposte.
immagino che realizzato che il malcapitato non era messo troppo male aveva anche perso ogni eventuale pretesto per bandirci dalla città.
Ci sarebbe da chiedersi il motivo per cui non abbia quasi interagito con me e Corvo Nero, ma più urgente è la necessità di rifocillarsi, quindi, affidato lo speleologo al medico di paese, ci rechiamo con passo deciso, ma ordinato al saloon, dove si entra solo senza armi: una scelta saggia per chi crede che le cose più letali siano le pistole.
Varcata la soglia del Regina Rossa tutti gli sguardi sono su di noi, o meglio su Gabriela, che per quanto sia affascinante mi stranisce che possa essere più appariscente di un gigante indiano con un corvo in testa.
Al fondo della grande sala un bancone e sopra di esso un soppalco con un voluminoso ritratto di una conturbante signora, che appare ancora più conturbante dal vivo, appoggiata al soppalco, sotto al ritratto: La Regina Rossa, che ci dà il benvenuto nel suo regno.
I miei occhi a mandorla si fanno tondi come quelli di un barbagianni per meglio contemplare quella volpe di fuoco, mentre seguo per inerzia gli altri nel sedermi al tavolo indicatoci.

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