Correndo alla latrina raccolgo una
manciata di sassi, se quella che incombe è minaccia saprò gestirla,
se avrò modo di farla avvicinare abbastanza.
Da dentro la
latrina sento esplodere uno strano colpo di pistola, no, non è un colpo
solo, sono due colpi esplosi in rapidissima successione.
Quando i
cavalieri potrebbero essere nel mio raggio d’azione apro la porta
della latrina, ma il pericolo sembra passato: due corpi sono a terra
esanimi, erano solo lestofanti mal travestiti da indiani.
Il
pistolero chino su di loro raccoglie per se uno dei loro fucili
mentre più in là la donna infila la pistola nella fondina.
È
stata lei a sparare! Da una distanza considerevole!
Lo
sventurato che scappava dai lestofanti truccati ha solo ferite
superficiali, ma è svenuto, probabilmente sfinito dall'inseguimento:
sembra uno di quelli che scavano la terra in cerca di tesori ignari
dei pericoli che essa può celare. Il prete lo raggiunge
apparentemente bramoso di elargire un’estrema unzione, ma poi
realizzo che le sue preghiere servono a curargli le ferite e non a
spianargli la via per l’oltretomba.
A questo punto ci
presentiamo:
Il gigante indiano si chiama Corvo Nero, sembra
gentile, forse è anche saggio, di certo è taciturno, come molti
saggi.
La pistola fumante appartiene a Gabriela Vasquez,
Un'avventuriera? Un'esploratrice? Una che se volano pallottole
sicuramente è meglio avere di fianco che di fronte.
Il prete
è Padre Ralph, il fatto che abbia curato le ferite del fuggitivo
prova che è veramente uomo di fede, ma non sfoglia mai la sua bibbia
oltre le prime pagine, forse non è ancora arrivato alla parte del
porgere l'altra guancia: meglio non chiedere.
Il pistolero si
chiama John McClaine, accento di uomo del sud, malgrado sia anch'egli
taciturno, il suo silenzio sembra osteggiare ai quattro venti
l'archetipo del giustiziere solitario in cui presumo si
riconosca.
Ci curiamo di legare la cavalcatura del superstite
ed il suo somaro alla coda della diligenza: da queste parti la vita
di quelle due bestie vale sicuramente più di quella di chi le
conduce.
Curiosando tra le masserizie fissate al somaro ci
incuriosisce tutti un guscio di tartaruga gigante.
Avvicino
l'orecchio come se fosse una conchiglia, tra il rumore del mare mi
sembra di sentire un nome... Luisio...
Riaccosto una seconda
volta l'orecchio e sento solo il rumore del mare, forse quei fagioli
mi hanno provato più di quanto pensassi.
Ancor più
incredibile è che tra persone così diverse si sia deciso
spontaneamente, all'unanimità, di portare con noi il fuggitivo ed il
suo bagaglio: scampare ad un agguato 6 contro uno per finire
avvelenati da un piatto di fagioli ad Altamira sarebbe un destino
troppo beffardo.
Così, noi cinque viandanti ci accolliamo il
fuggitivo, stretti su di una carovana proseguono per Moderation
“Noi
cinque viandanti”, perché uso la parola “noi”? Appena
conosciamo i nostri nomi.
Forse che un catorcio messo insieme
con parti raccolte a casaccio qua e là stia partendo per
un'avventura che intuisce, ma ancora non conosce?

Nessun commento:
Posta un commento