sabato 2 dicembre 2023

I nuovi eroi

 

Correndo alla latrina raccolgo una manciata di sassi, se quella che incombe è minaccia saprò gestirla, se avrò modo di farla avvicinare abbastanza. 
Da dentro la latrina sento esplodere uno strano colpo di pistola, no, non è un colpo solo, sono due colpi esplosi in rapidissima successione.
Quando i cavalieri potrebbero essere nel mio raggio d’azione apro la porta della latrina, ma il pericolo sembra passato: due corpi sono a terra esanimi, erano solo lestofanti mal travestiti da indiani.
Il pistolero chino su di loro raccoglie per se uno dei loro fucili mentre più in là la donna infila la pistola nella fondina. 
È stata lei a sparare! Da una distanza considerevole! 
Lo sventurato che scappava dai lestofanti truccati ha solo ferite superficiali, ma è svenuto, probabilmente sfinito dall'inseguimento: sembra uno di quelli che scavano la terra in cerca di tesori ignari dei pericoli che essa può celare. Il prete lo raggiunge apparentemente bramoso di elargire un’estrema unzione, ma poi realizzo che le sue preghiere servono a curargli le ferite e non a spianargli la via per l’oltretomba. 
A questo punto ci presentiamo:
Il gigante indiano si chiama Corvo Nero, sembra gentile, forse è anche saggio, di certo è taciturno, come molti saggi.
La pistola fumante appartiene a Gabriela Vasquez, Un'avventuriera? Un'esploratrice? Una che se volano pallottole sicuramente è meglio avere di fianco che di fronte.
Il prete è Padre Ralph, il fatto che abbia curato le ferite del fuggitivo prova che è veramente uomo di fede, ma non sfoglia mai la sua bibbia oltre le prime pagine, forse non è ancora arrivato alla parte del porgere l'altra guancia: meglio non chiedere.
Il pistolero si chiama John McClaine, accento di uomo del sud, malgrado sia anch'egli taciturno, il suo silenzio sembra osteggiare ai quattro venti l'archetipo del giustiziere solitario in cui presumo si riconosca.
Ci curiamo di legare la cavalcatura del superstite ed il suo somaro alla coda della diligenza: da queste parti la vita di quelle due bestie vale sicuramente più di quella di chi le conduce.
Curiosando tra le masserizie fissate al somaro ci incuriosisce tutti un guscio di tartaruga gigante.
Avvicino l'orecchio come se fosse una conchiglia, tra il rumore del mare mi sembra di sentire un nome... Luisio...
Riaccosto una seconda volta l'orecchio e sento solo il rumore del mare, forse quei fagioli mi hanno provato più di quanto pensassi.
Ancor più incredibile è che tra persone così diverse si sia deciso spontaneamente, all'unanimità, di portare con noi il fuggitivo ed il suo bagaglio: scampare ad un agguato 6 contro uno per finire avvelenati da un piatto di fagioli ad Altamira sarebbe un destino troppo beffardo.
Così, noi cinque viandanti ci accolliamo il fuggitivo, stretti su di una carovana proseguono per Moderation
“Noi cinque viandanti”, perché uso la parola “noi”? Appena conosciamo i nostri nomi.
Forse che un catorcio messo insieme con parti raccolte a casaccio qua e là stia partendo per un'avventura che intuisce, ma ancora non conosce?

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